Un PO di Teatro 2024

Il Bando

Il Comitato Regionale della FITA Piemonte organizza per l’anno 2024 la settima edizione del premio Un PO di Teatro
Il concorso è riservato alle compagnie regolarmente iscritte alla FITA con sede legale in Piemonte.
Gli spettacoli possono essere in italiano oppure in vernacolo (purché facilmente comprensibile) e devono avere una durata minima di 50 minuti.
Le decisioni della giuria sono insindacabili e inappellabili e i giudizi saranno espressi con la visione del filmato dello spettacolo.
Le domande di iscrizione e tutto il materiale richiesto devono pervenire entro il 20/10/2024.

Sono previsti 5 premi:

  • Miglior Allestimento
  • Miglior Attrice
  • Miglior Attore
  • Miglior Regia
  • Miglior Spettacolo

I vincitori di ognuna della categorie riceveranno un trofeo offerto da FITA Piemonte.

Il vincitore del premio come miglior spettacolo riceverà anche un premio di 300,00 Euro e, soprattutto, rappresenterà il Piemonte al Gran Premio del Teatro Amatoriale, che si svolgerà nel 2025, concorso indetto da FITA a livello nazionale a cui accedono gli spettacoli vincitori delle varie rassegne organizzate dalle sedi regionali.

La consegna dei premi premi Un PO di Teatro avverrà domenica 10 novembre 2024 alle ore 21 in via Dego 6, Torino
Tutte le compagnie associate alla FITA sono invitate ad intervenire.
Le compagnie partecipanti al concorso sono invitate ad essere presenti con almeno un rappresentante.
In caso di assenza, qualora risultassero vincitori, il premio sarà assegnato al classificato successivo.

Le compagnie partecipanti

Arcobaleno

Titolo : Al di là delle parole
Autore : Osvaldo Saitta
Regia : Osvaldo Saitta

Note sull’opera
“Al di là delle parole” è uno spettacolo che affronta alcuni dei temi più complessi e profondi della nostra esistenza: la violenza sulle donne, il senso della vita, le paure che ci accompagnano ogni giorno, e la ricerca della felicità.
Attraverso un linguaggio che unisce il potere della parola, del corpo e dell’espressione emotiva, lo spettacolo si propone di esplorare territori che spesso rimangono nascosti nel silenzio o che non possono essere completamente espressi solo attraverso il dialogo.
Da qui il titolo: c’è una dimensione più profonda che va oltre ciò che possiamo dire.
La violenza sulle donne, una delle piaghe più dolorose della nostra società, è trattata con delicatezza ma senza compromessi. Lo spettacolo cerca di dare voce alle esperienze di chi ha subito abusi, portando in scena non solo il dolore, ma anche il percorso di resistenza e rinascita.
Il senso della vita, un tema che affonda le radici nella filosofia e nella spiritualità, è esplorato attraverso personaggi che si interrogano sulla propria esistenza, sul perché delle proprie azioni e sul destino che li aspetta. In questo viaggio interiore, la ricerca di risposte diventa uno specchio delle nostre stesse domande, invitando il pubblico a riflettere sulla propria visione della vita.
Le paure, grandi e piccole, reali o immaginarie, sono il filo conduttore che lega i vari episodi dello spettacolo. Attraverso una messa in scena viscerale e toccante, si mostrano le ansie quotidiane, i timori inconsci, le ombre che perseguitano i nostri pensieri, ma anche il coraggio.
La felicità, infine, è il traguardo più desiderato eppure il più sfuggente. Attraverso momenti di intensa bellezza, il pubblico è guidato a riflettere su cosa significhi veramente essere felici, e se sia qualcosa che si può trovare all’esterno, o solo dentro di noi.
“Al di là delle parole”” è uno spettacolo che coinvolge emotivamente e mentalmente, un invito a guardare oltre le apparenze e i cliché, per scoprire la profondità dell’animo umano.
Grazie a una combinazione di monologhi intensi, scene simboliche e brani musicali, la narrazione si sviluppa in un crescendo di emozioni che tocca il cuore e la mente.
La musica gioca un ruolo fondamentale, non solo come semplice accompagnamento, ma come parte integrante dell’esperienza emotiva e narrativa. I brani musicali inseriti tra i vari monologhi non servono solo a riempire gli spazi, ma diventano veri e propri strumenti di espressione, capaci di amplificare e dare un nuovo significato al contenuto delle parole.
La musica ha la capacità unica di parlare direttamente all’anima, oltrepassando le barriere del linguaggio, e spesso, è proprio ascoltando un brano che il pubblico riesce a cogliere la profondità emotiva di un monologo. Le note, gli accordi, le atmosfere sonore che seguono i monologhi o li precedono, creano uno spazio di riflessione in cui ogni spettatore può sentire e vivere il peso delle parole in modo ancora più intenso.
I momenti di pausa tra un discorso e l’altro diventano, attraverso la musica, attimi di introspezione, di sospensione. I brani scelti sono pensati per suscitare emozioni che accompagnano il pubblico attraverso il dolore, la speranza, la paura e la gioia, aiutando a rendere palpabile il significato.
Questa combinazione di testo e musica crea un dialogo tra suono e parola, portando l’esperienza teatrale su un piano più elevato, dove il pubblico non solo ascolta, ma sente ogni emozione. Grazie alla musica, lo spettatore può immergersi completamente nel racconto, trasformando il viaggio in qualcosa di personale e indimenticabile.
Con la regia di Osvaldo Saitta e la partecipazione di un cast di attori preparati, non è solo un’esperienza teatrale, ma un momento di riflessione collettiva, uno specchio attraverso cui il pubblico può guardare dentro se stesso e nelle vite degli altri.
Non si tratta solo di assistere a uno spettacolo, ma di vivere un’esperienza che rimarrà con voi ben oltre l’ultimo applauso.

Personaggi e interpreti
Interpreti: Andrea Piccirillo, Andreea Tunde, Anna Gianotti, Claudia Giolo, Daniela Picotto, Flavio Bonato, Katia Greco, Laura Negro, Lucia Gagliardi, Marilena Sangiovanni, Massimo Gasparini, Patrizia Bertoncin, Patrizia Giurioli, Raffaele Tarzia, Sara Parasole, Sauro Bacci, Sergio Ribba, Valentina Branca
Tecnico audio: Enzo Calabrese
Tecnico luci: Tonino Cicchiello
Direttore di scena: Felicetta Tizzani

Arkobalengo

Titolo : Non facciamo pazzie
Autore : Sergio Di Grado
Regia : Loris Mosca

Note sull’opera
Tre fratelli, una moglie in cura perenne dallo psichiatra, una collaboratrice domestica e … un personaggio davvero sopra le righe: questi sono gli ingredienti principali della commedia.
Il tutto mescolato insieme dalla morte di zio Vittorio che lascia la sua villa in eredità ai tre fratelli creando, a sua insaputa, un gioco di sotterfugi, fraintendimenti e cose non dette.
In una commedia dove niente è come sembra riusciranno i nostri personaggi a non perdere del tutto la testa?

Personaggi e interpreti
Interpreti: Sergio Di Grado, Matteo Amerio, Ileana Pastrone, Daniela Demaria, Cristina Caputo, Paola Pian
Tecnico luci/audio: Cristian Ravalli

Gruppo Arte e Cultura

Titolo : Il povero Piero
Autore : Achille Campanile
Regia : Lorenzo De Pasquale

Note sull’opera
Nell’opera le vicende dei personaggi si dipanano intorno alla morte (in realtà solo apparente) del protagonista Piero, dando vita ad una serie di equivoci.
Le disposizioni di Piero, infatti, prevedono che l’annuncio della propria morte avvenga solamente dopo i funerali. Ma la notizia trapela e i familiari sono costretti a fronteggiare le visite dei parenti, che mostrano le proprie ipocrisie di fronte alla morte di un loro caro.
Si sviluppa così una storia fatta di sotterfugi, poiché la famiglia del povero Piero evita inizialmente di divulgare la morte dello stesso, il che creerà una serie di situazioni paradossali.

Personaggi e interpreti
Con: Alessandra Lepore Teresa/Elisabetta
Daniele Benvenga Paolo Demagisti/Portatore
Marina Camattari Impresario pompe funebri/Sig.ra Pelaez
Agostino Crivellaro Marcantonio/Sig. Pelaez/Pantaleo
Lorenzo De Pasquale Voce/Piero
Franco Miele Luigi/Osvaldo
Terry Cossarutto Ridabella
Stefania Gagliardi Celeste/Gabriella
Virginia Cassetti Lola/Gaia
Mariella Vanino Angelica/Portinaia
Dolma Dragonero Jone/Giorgia
Scenografie: Laura Lepore
Tecnico audio e luci: Simone Ricci

Note di regia
“Il Povero Piero” commedia in tre atti di Achille Campanile è un testo che, certamente, parla della Morte e di tutti i rituali che ruotano attorno ad essa: dalla visita di condoglianze al corteo funebre, passando per la scrittura del necrologio.
Campanile decide di utilizzare, come suo solito, la lente dell’umorismo per affrontare questo tema e metterne in luce gli aspetti più ironici.
La Morte viene concepita dall’ autore come “l’ultimo atto del grande teatro della vita”. È proprio a partire da questa riflessione che si sviluppa l’intera ideazione della messa in scena: le pareti della casa dei protagonisti diventano, nel corso della rappresentazione, sipario e quinte; gli attori, come in uno spettacolo di trasformismo, interpretano più personaggi passando da uno all’altro a vista, a sottolineare maggiormente la natura “metateatrale” dello spettacolo. Oltre a ciò, il lavoro svolto sulla recitazione e sul movimento scenico vuole essere un tentativo di rendere corporea la scrittura surreale di Campanile ed accentuarne i risvolti comici; un’operazione “futurista” (pur sapendo che l’autore non può essere ascritto a questa corrente artistica) che si riflette anche sulla scenografia, brillantemente concepita e realizzata dall’artista Laura Lepore. Un’occasione per ridere su ciò che più spaventa l’essere umano, un’occasione per provare ad esorcizzare la morte, divertendosi.

BlogAL

Titolo : Il pranzo
Autore : Silvia Benzi, Massimo Brioschi
Regia : Massimo Brioschi

Note sull’opera
In un immaginario agriturismo piemontese, dove i piatti rimangono costantemente vuoti, un’eterogenea comitiva di amici porta in tavola le proprie convinzioni sul cibo e si accende il confronto tra: Sally la vegetariana osservante, Beppe l’irriverente buongustaio, Caterina la salutista ansiosa e Simone, l’irriducibile amante della carne, che si è travestito da agnellino per sedurre Sally.
Il risultato? Un’esilarante commedia tutta vissuta intorno al tavolo, in cui Marisa, cuoca dell’agriturismo, continuerà a proporre ai suoi ospiti, con crescente esasperazione, i piatti storici della cucina piemontese, senza riuscire a metterli d’accordo su alcuno di essi. Un pranzo, in cui nessuno mangia, ma tutti parlano di cibo senza riuscire a intendersi e la carrellata dei piatti evocati, dall’antipasto al dolce, si accompagna alle audaci proposte di Simone, comicamente fraintese dall’ingenua Sally, e alle incontenibili battute del buongustaio Beppe, che si diverte a provocare tutti quanti e in particolare la propria apprensiva consorte, Caterina.

Personaggi e interpreti
Con: Silvia Benzi, Claudia Chiodi, Antonio Coccimiglio, Luigi Di Carluccio, Monica Lombardi

BlogAL

Titolo: Favole napoletane
Autore : Luigi Mariano Di Carluccio
Regia : Luigi Mariano Di Carluccio

Note sull’opera
C’era una volta un bambino.
Si era trasferito in una nuova città e per trasferirsi aveva fatto un viaggio in treno di 800 chilometri.
E quando arrivò a casa ad Alessandria, la prima cosa che fece fu andare sul balcone della cucina, e cominciare a urlare.
Chiamava quelli che aveva conosciuto nell’altra città, a 800 chilometri di distanza e li chiamava con un linguaggio che a molti, al Nord, pareva incomprensibile, ma che per loro, per i suoi parenti, sarebbe stato comprensibilissimo.
Chiamava il nonno, la nonna, gli zii, ma in Napoletano.
Sono un immigrato di seconda generazione e questa è la mia storia, la mia favola napoletana.

Personaggi e interpreti
Con: Pietro Ariotti e Luigi Di Carluccio

Carovana – La Boheme

Titolo: Mattia Pascal – il musical
Autore : Sebastiano Marano
Regia : Sebastiano Marano

Personaggi e interpreti
Sebastiano Marano – Mattia Pascal / Adriano Meis
Paolo Chiarinotti – Don Eligio, prete di campagna e di città
Andrea Dho – Anselmo Paleari, caposezione alla Pubblica Istruzione
Luisa Rumolo – Romilda Pescatore / Adriana Paleari
Cristina Musu – Silvia Caporale, insegnante di musica
Alberto Oleggini – Mino Pomino, figlio del Cavalier G. Pomino
Mariateresa Iadarola – Marianna Dondi, Vedova Pescatore
Franco Mora – Batta Malagna, amministratore dei beni di famiglia
Rachele Cortesi – Oliva, cara amica d’infanzia di Mattia
Evelyn Belotti – Pepita Pantogada, maitresse del Casinò
Luca Crocco Ensemble (Dottore / Giocatore / Sacerdote)
Riccardo Colombo Ensemble (Oreste, Giocatore al Casinò)
Angelica Barbaglia Ensemble (Ragazza del Casinò)
Daniela Doda Ensemble (Esperta di Filosofia)
Virginia Maza Ensemble (Studentessa di Musica)
Lucrezia Vandoni Ensemble (Studentessa di Musica)
Ludovica Vandoni Ensemble (Studentessa di Musica)
Andrea Campesato Ensemble (Egisto, patrigno di Oreste)
Sara Lamperti Ensemble
Ylenia Peretti Ensemble
Maurizio Cerutti Ensemble
Michela Demarco Ensemble

Libretto, Musiche e Testi: Sebastiano Marano
Coreografie: Sebastiano Marano
Scenografie: Andrea Dho
Audio: Chiara Fusetti
Direttore di Scena: Paola Ferrero
Supervisione Tecnica: Aldo Vellati
Produzione Audio: Sebastiano Marano

C’era l’Acca

Titolo: Ladro di razza
Autore : Gianni Clementi
Regia : Francesco Varano

Note sull’opera
Roma 1943. Un modesto ladro e truffatore, Tiberio, abituato a inventarsi la vita, esce dal carcere, dopo aver scontato l’ennesima pena.
Non può tornare a casa, perché sulle sue tracce c’è un usuraio, noto per la sua crudeltà. Decide quindi di rifugiarsi nella baracca di Oreste, suo amico d’infanzia, che lavora come operaio alla fornace. Tiberio deve assolutamente trovare al più presto dei soldi, per placare l’ira del “cravattaro”.
Conosce casualmente una ricca zitella ebrea, Rachele, che vive da sola in un appartamento lussuoso del ghetto. Sarà lei la sua vittima. Tiberio la corteggia e riesce finalmente ad entrare nelle sue grazie. Ormai è di casa e pronto per il furto, in cui coinvolge anche l’amico Oreste.
È però l’alba del 16 ottobre 1943, ed è alle porte il rastrellamento degli ebrei nel ghetto di Roma da parte dei nazisti: il piccolo uomo Tiberio, opportunista e vigliacco, viene così catapultato di colpo in un episodio storico dirompente più grande di lui.

Personaggi e interpreti
Autore: Gianni Clementi
Regia: Francesco Varano
Con: Marco Bolazzi – Oreste Crescenzi, operaio, Filippo Spatola – Tiberio Ceccotti, ladro e truffatore Dilva Rossi – Rachele Bises, ricca zitella ebrea
Tecnici audio e video: Girolamo Cinotti e Roberto Boggio
Assistente di Palco: Chiara Gavinelli

Note di regia
Tiberio, Oreste e Rachele, sono protagonisti di una piccola vicenda ma diventano il tramite per raccontare un’Italia in guerra e una Roma allo stremo, ma ancora capace di sussulti d’orgoglio. Una storia di ingenuità e fame, di illusioni e inganni, di risate e lacrime, quando le parole onore, compassione e orgoglio avevano ancora un significato.

Spasso Carrabile

Titolo: Cirio, orgoglio italiano
Autore : Spasso Carrabile
Regia : Simona Secoli

Note sull’opera
Liberamente tratto dal romanzo “Che il mondo ti somigli, la saga di Francesco Cirio” (A. Groppelli, B. Slijepcevic, Sperling & Kupfer, 2022), questo atto unico ripercorre la vita avventurosa di Francesco Cirio, orgoglio nicese e italiano, partendo dalle umilissime origini del ragazzino del mercato di Nizza Monferrato e arrivando all’imprenditore illuminato che, nel 1857 a soli 20 anni, perfezionò il metodo di Nicolas Appert di conservare le verdure fresche. Cirio fu il primo grande marchio a diffondersi in un’Italia appena nata, unita anche dal pomidoro in scatola. I riconoscimenti in Europa, la voglia di non fermarsi mai, l’ambizione di crescere sempre di più lo accompagnarono per tutta la sua incredibile vita. Lo spettacolo, in un susseguirsi di flashback, presenta gli episodi più significativi delle opere e della vita privata di Francesco, fatta di grandi rapporti umani, di incontri con personaggi che hanno lasciato il segno, di dignità e di rispetto per la persona

Personaggi e interpreti

Elaborazione testo: Sisi Cavalleris
Regia: Simona Secoli
Regia video: Antonio Palese
Con: Fabrizio Carosone Francesco, Emanuela De Santi Eleonora, Silvia Chiarle Contessa Durini, Gianluca Giacomazzo Giuseppe, Don Bosco e Gennaro, Massimo Fiorito Evaristo, Jean Louis Leuba Enrico Orange Nassau

In video: Riccardo Quirico Francesco Cirio, Tiziana Fogliati Eleonora, Massimo Fiorito Lodovico

Scene e luci: Spasso Carrabile

Progetto grafico locandina: Matteo Campagnoli

Note di regia
Dopo aver recitato con un successo inaspettato sulle strade di Nizza alcune scene tratte dal romanzo di Allegra e Beba , Sisi ed io ci siamo subito rese conto della potenza di questo testo letterario ed abbiamo proposto alle due autrici una drammatizzazione tratta dal loro libro. Francesco rappresenta un modo di vivere d’altri tempi, un uomo di successo che non si è mai vergognato delle sue umili origini, dotato di valori universali e grandi qualità quali la vivacità, il genio, la creatività, l’impegno, la coerenza.

Teatro del Rimbombo

Titolo : Arsenico e vecchi merletti
Autore : Joseph Kesselring
Regia : Davide Buarnè e Alessandra Novelli

Note sull’opera
In una tranquilla e rispettabile vecchia casa di Brooklyn, le dolci e anziane sorelle Abby e Martha vivono una vita apparentemente serena, circondate dall’affetto dei loro nipoti.
Ma dietro le tende di pizzo e la loro calorosa ospitalità si nasconde un oscuro segreto che viene messo in pericolo dall’arrivo di una vecchia conoscenza.
Tra personaggi eccentrici e situazioni grottesche, Arsenico e vecchi merletti è una commedia nera che intreccia tensione e umorismo, mantenendo la tensione alta in un susseguirsi di situazioni inaspettate.

Personaggi e interpreti
Con: Deborah Cervone, Sara Sciammacca, Mariaelena Rigobello, Cinzia Revelli, Andrea Villa, Federica Merlano, Selene Bofitto,
Angela Fascioli

Teatro del Rimbombo

Titolo: Statue di sale
Autore : Davide Buarnè
Regia : Stefano Iacono, Eleonora Zampierolo

Note sull’opera
Emozioni profonde e storie avvincenti prendono vita sul palco con Statue di Sale.
L’incredibile viaggio di Angela e Francesca: due donne immigrate che affrontano il difficile equilibrio tra passato e presente.
Abbandono, migrazione, povertà e la sfida contro una società che le respinge.
Due donne diversamente forti che devono convivere con i demoni del loro passato e in un presente che non le appartiene.

Personaggi e interpreti
interpreti: Giulia Buarné, Alice Chirivì
Scene e costumi: Adele Torrisi
Tecnico luci: Davide Buarné

Tecneke

Titolo: Mamma Mia
Autore : Catherine Johnson
Regia : Elena Pinciroli, Gaia Brusotti

Note sull’opera
Con il patrocinio del Comune di Oleggio, dall’8 al 16 giugno u.s., abbiamo trasformato il nostro paese in una “due giorni” di festa a tema Grecia, Abba, anni 70. Ha finalmente preso vita: “MAMMA MIA, OLEGGIO! La festa del paese per il paese”
Questi alcuni numeri che danno l’idea della portata del progetto, totalmente orchestrato da noi:

  • 20 associazioni oleggesi (culturali, sportive e di volontariato in generale: associazioni degli anziani, dei disabili, associazioni dedicate ai bambini nonché la biblioteca civica e il museo etnografico. Ognuna ha partecipato con e per la propria competenza)
  • 150 persone coinvolte, tutte su base volontaria
  • 1167 ragazzi, (delle scuole materna, elementari, medie e superiori) con i loro insegnanti, che si sono occupati di abbellire le vetrine dei negozi e le vie della città.

Personaggi e interpreti
Direzione artistica e coreografie: Elena Pinciroli, Gaia Brusotti
Direzione Tecnica: Sabrina Barbieri, Arianna Giani, Fiorenza Toppi
Aiuto regia: Aquilino, Battistina Teli
Con: Elena Pinciroli Donna
Arianna Giani – Sophie
Ileana Gabrielli – Ali
Martina Lombardi – Lisa
Marta Brusati – Rosie
Rossana D’anna – Tania
Domenico Damiano – Sky
Massimo Bartilomo – Bill
Gabriele Damiano – Sam
Riccardo Barberio – Harry
Alessandro Miglio – Prete

Corpo di ballo: Sabrina Barbieri, Micol Bellinetti, Giulia Massara, Paola Memoli, Gelsomina Russo, Fiorenza Toppi, Elena Villella

Torino Teatro Operetta

Titolo: La mala è femmina
Autore : Alfredo Tucci
Regia : Anna Zamuner

Note sull’opera
Lo spettacolo, in due atti, è scritto da Alfredo Tucci che ci presenta una commedia pungente e ironica che, tra risate e riflessioni, racconta di fatti incresciosi che potrebbero essere verosimili tanto nel passato quanto nel presente. E chissà, forse anche nel futuro.
La trama della vicenda ci trasporta in una ipotetica città italiana negli anni Settanta del ‘900, epoca in cui la realtà e la corruzione si intrecciano in maniera grottesca e assurda. Un conflitto a fuoco all’interno di un teatro scuote l’alta società, la polizia e la magistratura. Tuttavia, le indagini devono concludersi con una verità “pilotata” dall’alto: non si è trattata di una sparatoria, ma bensì da una bizzarra grandinata, un vero cataclisma atmosferico.
Il “deus ex machina” di questa brillante commedia è il potente padrino, capace di influenzare il magistrato, le alte cariche governative e ogni aspetto della Giustizia, riducendo quest’ultima a una vera “prostituta”, nel senso più letterale del termine. Intorno a lui ruotano figure perfettamente calate in questa società corrotta: il magistrato dalla morale flessibile, il maresciallo “tengo famiglia” e il consigliere “io so tutto”. Ma come spesso accade nei migliori intrecci teatrali, è un semplice agente di polizia, Michele Esposito, a scombinare i piani del padrino e del suo clan.
Sarà proprio lui – con la sua apparente ingenuità e incapacità – a rompere il sistema corrotto e ristabilire un equilibrio.

Personaggi e interpreti
Con: Antonio Cranco Michele Esposito (agente segreto)
Max Scelsi Carmelo Pappafico (maresciallo conosciuto)
Maurizio Grieco Don Sabato Natale (padrino)
Lorenzo Confalonieri S.E. Palmieri – Bonaddi (figlioccio)
Giulio Liberati Avv. Carrozza-Catozzo (consigliere)
Antonella Calderola Agatina (malafemmina)
Movimenti coreografici: Asia Lupoli
Luci e fonica: Federico Sardo
Scene: Riccardo Barullo
Direttore di scena: Federico Calza
Logistica: Francesco Sicari

Via le sedie

Titolo: Braci
Autore : Ilaria Fucale, Maria Novella Tavano
Regia : Ilaria Fucale, Maria Novella Tavano

Note sull’opera
“Signore e signori, cogliete la vostra occasione stasera. Ecco a voi il Circo Sartori al completo. Godetevi lo spettacolo, prima che sia troppo tardi.”
Nessuno di noi sa esattamente quando le cose finiscono. A teatro è semplice: lo spettacolo finisce quando si chiude il sipario, ma nella vita di tutti i giorni? E no, nella vita di tutti i giorni è diverso. Come si fa a sapere con certezza quando sarà l’ultima volta che vedrai i tuoi amici? Magari quella volta è oggi e non lo sai. Ti svegli, fai colazione, ti prepari e vai in teatro: oggi c’è spettacolo, lo spettacolo e tutto deve andare bene.
E’ vero, ci sono parole che vogliono essere dette, sono cinque anni ormai… ma non oggi: oggi c’è spettacolo, lo spettacolo e tutto deve andare bene. Nessuno di noi sa esattamente quando le cose finiscono. Come si fa a sapere con certezza quale sarà l’ultimo bagliore in mezzo alla cenere, come si fa a sapere se il fuoco si è spento?
“…e credevamo di poterci dire tutto e di non avere segreti… proprio perché so cosa siamo stati, mi fa schifo quello che sto vedendo adesso.”

Personaggi e interpreti
Interpreti: Laura Abbà, Federico Clerico, Amedeo Mandrone, Lorenzo Perboni, Maria Novella Tavano
Scenografie: Ilaria Fucale
Tecnico: Ilaria Fucale

Note di regia
Braci è uno spettacolo in quattro atti, dalla durata complessiva di circa 70 minuti, scritto per sentita esigenza di Ilaria Fucale e Maria Novella Tavano, membri della compagnia Via le Sedie.
Sentita esigenza? Sì.
Abbiamo sentito forte il desiderio di mettere nero su bianco quali fossero le nostre paure per poterle almeno in parte esorcizzare.
Braci parla di questo: un gruppo di amici, proprio come il nostro, condivide da sempre la passione per il teatro, giostrandosi a fatica tra la via quotidiana e l’inseguimento del Sogno, sempre a un passo dalla possibilità di fare del teatro la propria vita.
L’equilibrio che si riteneva imperturbabile si rompe, ironia della sorte, nei camerini di un piccolo teatro proprio pochi minuti prima di una replica che potrebbe valere al gruppo di amici un’importante tournée: un sogno che si trasforma in incubo. Dal passato, da cinque anni prima, riaffiora un trauma mai veramente cicatrizzato: un’altra replica, dello stesso spettacolo, interrotta rovinosamente da un malfunzionamento dell’allarme antincendio del teatro.
O forse no?
Il gruppo di amici si vede costretto a ripercorrere affannosamente gli eventi di quella sera maledetta, facendo inesorabilmente riaffiorare l’ira, il rancore, le colpe di ciascuno e la verità.
Braci è uno spettacolo meta-teatrale, in cui il presente e il passato dei protagonisti si intrecciano sulla scena, svelando cosa è successo veramente quella sera di cinque anni prima ma rimanendo nell’impossibilità di immaginare cosa accadrà nel futuro.
Ciascuno di noi sa esattamente cosa è disposto a sacrificare per non perdere un’amicizia.
Anche i nostri protagonisti erano convinti di saperlo.

La giuria

Luigi Di Carluccio

Autore, regista attore e ora anche giurato.
Da anni recita con la compagnia Gli illegali – BlogAL davanti a un pubblico di amici e parenti.
Crede fortemente che la sua compagnia reciti spettacoli per il territorio, a km0, perché non gli piace viaggiare.

Elena Paoli

Ha studiato teatro presso l’Associazione Tedacà a Torino. Ha studiato cinematografia a Milano presso Caremoli Studio Academy.
E’ presidente della compagnia Quintaperta.
Oltre a spettacoli di teatro, ha recitato in film, cortometraggi, fiction e pubblicità.
Foto di Roberto Gandoli.

Roberto Micali

Roberto Micali nasce nel 1964 a Torino, quindi è inevitabilmente un boomer. Di mestiere è informatico nel campo delle telecomunicazioni dal 1990, ma la sua vita cambia nel 2004 quando si laurea a Torino al DAMS, indirizzo teatro.
Nel 2003 fonda, insieme ad altri suoi compagni del DAMS, l’Associazione ArTeMuDa, di cui è tuttora presidente. All’interno dell’Associazione tiene corsi di teatro, lettura ad alta voce, comunicazione efficace, assertività, oltre a portare in scena spettacoli teatrali a Torino e in Valle di Susa.
Non vede l’ora di andare in pensione per dedicarsi al 100% alla formazione e al teatro.

Premiazione

Premio: Miglior Spettacolo
Ladro di razza
Compagnia: C’era l’acca 
Autore: Gianni Clementi
Regia: Francesco Varano

Per aver affrontato con delicatezza, profondità e ironia un tema storico di grande intensità, narrando uno dei periodi più tragici della storia italiana alla vigilia del 16 ottobre 1943, data del rastrellamento degli ebrei nel ghetto di Roma. Ladro di Razza è uno spettacolo intenso, capace di commuovere e divertire, in cui si intrecciano ironia, riflessione e una storia dal forte impatto emotivo, sostenuta da un testo ben scritto e da due attori e un’attrice capaci che danno vita a personaggi difficilmente dimenticabili, che si muovono tra i rumori inquietanti dei passi nazisti e le difficoltà quotidiane di una popolazione affamata, illuminando con leggerezza (ma mai superficialità) l’umanità, l’amore e la tragicità di quei giorni.

Premio: Miglior Attrice
Dilva Rossi  
Ruolo: Rachele Bises
Spettacolo: Ladro di razza
Compagnia: C’era l’acca

Per la sua recitazione essenziale e pulita, espressa con cura del personaggio, e per la sua delicata e misurata interpretazione di Rachele, una ricca signora ebrea che vive da sola in un lussuoso appartamento del ghetto di Roma. Con una sensibilità rara, Dilva Rossi ha saputo rivelare il tenero amore di Rachele per Terenzio, un ultimo momento di serenità prima del tragico destino. Un’interpretazione toccante, che riesce a trasmettere con autenticità e profondità tutta la fragilità e la forza del personaggio.

Premio: Miglior Attore
Filippo Spatola
Ruolo: Tiberio Ceccotti
Spettacolo: Ladro di razza
Compagnia: C’era l’acca

Per aver dato vita e significato al personaggio di Tiberio con precisione e autenticità, cogliendone l’essenza attraverso un’interpretazione genuina e carica di energia. Nei panni del modesto ladruncolo e truffatore, sempre alla ricerca di un modo per sbarcare il lunario, l’attore riesce a trasmettere con efficacia il parallelismo tra i conflitti esteriori della guerra e il tormento interiore di un uomo semplice. Con un sottile e toccante equilibrio tra sopravvivenza e dignità l’interpretazione di Filippo Spatola diventa un ritratto profondo, vivido e indimenticabile.

Premio: Miglior Regia
Lorenzo De Pasquale
Spettacolo: Il povero Piero
Compagnia: Gruppo arte e cultura

La regia di Lorenzo De Pasquale si distingue per la straordinaria coralità con cui i personaggi prendono vita, ciascuno con movimenti e connotazioni fisiche incisive, creando un intreccio armonioso e complesso. Attraverso una direzione geometrica e sapiente dell’occupazione dello spazio scenico, De Pasquale costruisce un’opera corale in cui i personaggi esprimono essenzialità e potenza espressiva, fondendosi in una sinergia perfetta, guidando un gruppo compatto che si muove sulla scena come una partitura musicale.

Premio: Miglior Allestimento
Andrea Dho
Spettacolo: Mattia Pascal: il musical
Compagnia: Carovana/La Bohème

Originalità e innovazione del testo, uniti a un’attenzione meticolosa per i particolari e a una cura per l’insieme, che risulta armoniosamente integrato con il lavoro attoriale. L’allestimento si distingue per l’uso fluido e dinamico delle scenografie, fisse e mobili, che, volteggiando in scena, creando forme sempre nuove e sorprendenti. L’efficace utilizzo delle luci, inoltre, arricchisce le scene recitate e cantate, sia individuali che collettive, dando vita a un’esperienza visiva potente e coesa, che esalta la narrazione e la coinvolge in una dimensione poetica e suggestiva.

Menzione speciale della giuria allo spettacolo Il Povero Piero
Compagnia: Gruppo arte e cultura

La giuria assegna una menzione speciale allo spettacolo Il povero Piero della compagnia Gruppo Arte e Cultura, poiché fino all’ultimo è riuscito a mettere in difficoltà la commissione nell’assegnazione del premio per il Miglior Spettacolo del concorso Un Po di Teatro 2024. Lo spettacolo è una completa e sapiente messa in scena del testo di Achille Campanile, in cui viene esplorata non solo la componente comica, ma anche l’assurdo e il grottesco del racconto di Piero, morto apparente, svelando con sottile ironia il perbenismo e l’ipocrisia dell’uomo di fronte alla morte. In una regia geometrica e rigorosa, gli attori danno vita a una coralità di personaggi e movimenti, espressi con forti connotazioni fisiche e una precisa sinergia.

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